Costruisci il tuo scopo

Body builder durante un esercizio
  1. Il tuo funerale
  2. Effetto Hawthorne: l’emozione supera il guadagno

È capitato a tutti di chiedersi almeno una volta: qual è il mio scopo? che cosa sono destinato a fare?

Ognuno è diverso, c’è chi a questa domanda trova una risposta da giovanissimo, chi da adolescente, adulo o addirittura negli ultimi anni della sua vita.

Ti sarà sicuramente capitato di sentire grandi storie di personaggi illustri e non che ad un certo punto della loro vita hanno completamente cambiato approccio a tutto quello che facevano puntando in un’unica direzione in maniera molto decisa:

  1. Persone che si sono licenziate da un posto di lavoro indeterminato e ben retribuito per dedicarsi ai loro sogni e sentirsi finalmente energici al suono della sveglia
  2. Persone che a causa di gravi situazioni di salute o incidenti hanno dovuto subito amputazione di arti e proprio quando pensavano che non avesse più senso vivere hanno trovato la loro ragione di vita nello sport e nel divulgare messaggi positivi
  3. Imprenditori che dopo aver raggiunto l’apice del successo hanno deciso di interrompere la loro carriera per ritirarsi e vivere la seconda metà della loro vita godendo dei guadagni della prima.

La lista potrebbe proseguire, ma scommetto se la tua mente ha già trovato il modo di continuare la lista a modo suo.

Se non ti viene in mente nessun nome posso provare a citartene qualcuno di illustre giusto per rinfrescarti la memoria: Andrea Giuliodori, Alex Zanardi, Bebe Vio, Jack Ma.

Sembra stupido chiederselo ma, perché è così importante avere un scopo? Non credo esista una risposta più giusta di un’altra ma io personalmente mi sono risposto che è importante per vivere al contrario di sopravvivere: trova qualcosa per cui moriresti e daresti anche la vita per cominciare finalmente a vivere appieno.

Qualsiasi sia la cosa cui ci dedichiamo ogni giorno, che sia un progetto, la famiglia, l’amore, lo sport o una causa, facciamo sempre dei sacrifici: ogni giorno di lavoro, ogni noiosa riunione, qualsiasi cosa facciamo solo per denaro o perché siamo obbligati, tutto il tempo che investiamo lo facciamo per un obiettivo, quindi è meglio che ne valga la pena.

1 – Il tuo funerale

Sembra macabro ma è l’esempio calzante della provocazione lanciata da Stephen Covey (educatore, scrittore e uomo d’affari statunitense), che ci invita sull’argomento a fare una riflessione e cominciare dalla fine, immaginandoci al nostro stesso funerale:

  • Chi ci sarebbe?
  • Cosa direbbero di noi?
  • Che senso avrebbe la nostra vita per loro?
  • Piangerebbero?

Ragionare su questo esempio, per quanto possa sembrare assurdo, significa mettere in gioco la nostra vita, darle un senso di urgenza ed immediatezza, ed è un bene. Se dobbiamo condurre la vita, come qualsiasi altra cosa, dovremmo senz’altro sapere dove stiamo andando e perché.

Si comincia andando oltre: un esercizio in più in palestra, un fardello in più a lavoro, uno sprint, uno sforzo in più.

Non fare l’errore di considerare questo ragionamento come vivere in funzione di quello che penserebbero gli altri di te, quanto al fatto di considerare che, come per i film che ci deludono, possiamo decidere a priori di cambiare un finale di storia che sappiamo ci deluderà.

Uno scoglio frequentissimo è non sapere da dove cominciare per costruirsi un proprio scopo ed è proprio per questo che ragionare sulla fine può iniziare farti illuminare una lampadina:

  • Se la tua vita finisse oggi (e poi giuro che smetterò di tirartela) saresti soddisfatto di quello che hai fatto?
  • Avresti dei rimpianti?

Costruirsi uno scopo non è affare da mezz’oretta di riflessione, può durare anche anni una ricerca del genere, ma se hai bisogno di capire come iniziare questo è un metodo semplice quanto efficace.

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2 – Effetto Hawthorne: l’emozione supera il guadagno

L’editorialista del New York TimeDaniel Pink – nel suo libro Drive spiega che gli umani, per loro natura, cercano uno scopo ed una causa più grande di loro stessi”.

Pink in una delle sue teorie sostiene che la massimizzazione dello scopo sta trovando sempre più posto accanto alla massimizzazione dei profitti: il cosiddetto “effetto Hawthorne” ovvero l’idea che la ricompensa emotiva sia più importante del compenso materiale e che a governare il mondo sia più la motivazione intrinseca che quella estrinseca.

L’idea si collega con la famosa Gerarchia dei bisogni di Maslow: una volta soddisfatti i bisogni primari (sicurezza, cibo, acqua, riparo, calore, comodità) non si è più guidati da motivazioni estrinseche. Dapprima appartenenza e amore, un partner, una famiglia, poi la vita diventa una questione di stima (autoconsiderazione, rispetto da parte degli altri).

Nel libro Uno psicologo nei lager Victor Frankl, cita una ricerca della Johns Hopkins University secondo cui interrogati un campione di persone, alla domanda su cosa considerano importante per la loro vita, il 16% ha risposto “i soldi” mentre il 78% “trovare un significato ed uno scopo alla vita”.

Da qui Frankl sostiene che all’uomo non serve uno stato privo di tensione, ma piuttosto lo sforzo per un obiettivo degno.

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Identificazione (Caso Starbucks)

Howard Schultz avviò la sua compagnia con lo scopo singolare di creare un’organizzazione in cui la copertura sanitaria per i dipendenti fosse uno standard.

Il padre di Schultz si dibattè tra una serie di lavori mal pagati e senza assistenza sanitaria e questo per il figlio divenne il principio su cui fondare la propria attività, al di là del vendere caffè.

Le persone desiderano far parte di qualcosa più grande di loro e di cui sono orgogliose al punto di sacrificarsi per essa.

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Le persone non comprano quello che fai ma perché lo fai

Simon Sinek in un suo TED “Partire dal perché” spiega come a causa del sistema limbico il modo in cui percepiamo qualcosa è più importante di ciò che pensiamo. In altre parole, davanti ad una scelta, agiamo di pancia.

Ricordati: Martin Luther King disse “Io ho un sogno” non “Io ho un piano”.

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F.

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