Definisci il tuo rituale

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  1. L’importanza del rituale
  2. Lasciati ispirare

Quando si parla di rituali la prima immagine che ci si proietta in mente probabilmente è immaginarsi cose come la danza della pioggia o simili.

Sentiamo questa parola e soprattutto il suo reale significato automaticamente lontano dalla nostra realtà e modo di vivere la giornata, eppure basta soffermarsi un momento in più per realizzare che non solo tutti noi abbiamo dei rituali che mettiamo in pratica, ma lo facciamo addirittura tutti i giorni.

Senza neanche rendercene conto ritualizziamo le nostre giornate con azioni come:

  1. Bere il caffè per iniziare la giornata
  2. Ad inizio o al contrario a fine giornata ci alleniamo per poi fare una doccia
  3. Prima di andare a dormire leggiamo un libro o guardiamo una serie tv
  4. Portiamo sempre con noi il nostro porta fortuna

Il fatto di essere così immersi nei rituali ci fa perdere spesso di vista che hanno un’importanza notevole dal punto di vista sociale e soprattutto della nostra crescita personale.

1 – L’importanza del rituale

L’essere umano è un animale sociale e come tale ha bisogno di sentirsi parte integrante di qualcosa: una famiglia, un gruppo di amici o di lavoro, una fede, una cultura etc.

Definire i nostri rituali crea la nostra mappa personale che ci aiuta nell’avere chiaro ogni giorno chi siamo, cosa facciamo e perchè lo facciamo: definisce uno scopo ed il nostro senso di appartenenza.

Esistono molte tipologie di rito e chiaramente differiscono per intensità e significato intrinseco, come ad esempio i rituali spirituali o religiosi. Va da se che chi vuole impegnarsi nella crescita personale o lavorativa può attingere dai rituali risorse nascoste e concetti propedeutici per definire la propria scaletta di piccoli rituali giornalieri, come ad esempio:

  1. Svegliarsi mezz’ora prima del solito per concedersi 15/20 minuti di meditazione prima di iniziare la giornata
  2. Svegliarsi mezz’ora prima del solito per concedersi 15/20 minuti di stretching o corsa all’aperto
  3. Scegliere 1 ora al giorno in cui andiamo “offline” da tutto per dedicarci al libro che stiamo leggendo, al corso di formazione che abbiamo comprato o allo strumento musicale che vogliamo imparare a suonare
  4. Evitare di passare l’intera pausa pranzo di lavoro sui social network ma utilizzarla per fare una passeggiata se possiamo oppure riposare completamente occhi e mente

L’elenco potrebbe continuare a cascata e soprattutto, ogni punto dell’elenco è da intendersi come un e/o, ossia a seconda dei nostri impegni possiamo decidere di definire un nostro rituale quotidiano da rispettare ma anche più di uno. Il concetto non è molto lontano da quello della routine giornaliera in cui parlo in questo articolo.

I rituali rappresentano un linguaggio preverbale, un’esperienza fisica. Insieme ai valori e al vocabolario, ai mantra e ai motti, alle narrazioni e alle metafore, ai segni e ai simboli, essi giungono ad incarnarsi attraverso la ripetizione.

Mettendo in scena un rituale, concretizziamo il sistema di valori della nostra comunità e cultura ma anche personale. I rituali agiscono come processo psicologico, operano una transizione da uno stato all’altro, ci portano in un nuovo luogo dell’essere: motivo per cui moltissimi sportivi, e non solo, utilizzano i rituali per concentrarsi, focalizzarsi e passare da uno stadio di tensione ad uno stadio di carica che spesso si traduce in ottime prestazioni.

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2 – Lasciati ispirare

Un rituale è la messa in scena di un mito: partecipando ad un rituale partecipi al mito.

Non devono per forza essere rituali devastanti come camminare sui carboni ardenti. Ad esempio la nazionale italiana di calcio, per i nuovi convocati a vestire la maglia azzurra, adotta un rito molto semplice: i nuovi arrivati dovranno cantare sopra una sedia una canzone davanti a tutta la squadra e lo staff tecnico. Un modo scherzoso quindi di presentarsi al gruppo e stemperare da subito la tensione della nuova responsabilità per entrare in sintonia da subito con il team.

Tra gli All Blacks vige il seguente rituale (uno dei tanti): quando un nuovo componente della squadra eredita una maglia, questa gli viene passata dal suo predecessore nello stesso ruolo. Il peso di quella maglia non è indifferente: chi diventa un All Black raccoglie un eredità di quella maglia e la missione diventa diventare il miglior giocatore della storia ad aver indossato quel numero di maglia. Con questo rituale ogni nuovo rubgista è chiamato a fare meglio del suo predecessore, pena il senso di colpa. Può sembrare meschino come stratagemma ma gli All Blacks sono la squadra più vincente della storia e forse, in questi casi, il fine giustifica i mezzi.

Tuttavia un rituale non deve essere necessariamente esplicito come una haka:

  1. Aprire un prodotto Apple è un rito
  2. Rimuovere il sigillo da un sigaro Montecristo è un rito.
  3. Giurare in tribunale è un rito
  4. Scartare i regali a Natale è un rito
  5. Valentino Rossi che si accuccia vicino alla sua moto prima di ogni gara è un rito

Un rito socialmente meno divertente ma a cui tutti consci o inconsci ci omologhiamo sono per esempio i test d’ingresso per le università o i concorsi pubblici. Rituali che socialmente ci fanno sentire parte di qualcosa: essere una matricola di medicina vuol dire far parte di un “elìte” di altri che hanno superato un test che molte altre persone non lo hanno fatto. Questo a livello sociale ci fa sentire ancora di più parte di quella realtà, come se fosse un trattamento riservato.

Attenzione: un rito non è sinonimo di snobbismo, è una tradizione sociale che l’uomo adotta da sempre come mezzo per sentirsi parte di qualcosa, poiché l’uomo per natura ha bisogno di identificarsi in un gruppo, ideale, religione o credo. 

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F.

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