La pratica dell’abbandono

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  1. Non stai mollando ma guadagnando
  2. Fisica e Sociologia ci mettono in guardia
  3. Abbandonare efficacemente

Perchè facciamo così fatica a dover abbandonare un progetto al suo decorso naturale?

In natura ogni cosa è ciclica e tutti gli esseri viventi non esasperano questo corso cercando di modificarlo ma semplicemente lo accettano.

L’uomo invece nel bene o nel male ha cercato per tutta la sua esistenza di modificare questa curva cercando di plasmarla il più possibile a suo vantaggio, basta pensare alle scoperte scientifiche in ambito medico che hanno allungato la prospettiva di vita media dell’uomo.

Per quanti sforzi si possano fare però tutto ha un inizio, un periodo di massima espansione ed un naturle epilogo. La vita stessa segue questo schema.

Non è certo un’informazione che ci sconvolge, in effetti in ambito lavorativo il mercato stesso rispetta questa legge: ogni prodotto viene lanciato sul mercato, arriva al suo massimo potenziale di vendita e successivamente viene rimpiazzato da un prodotto successivo.

Nonostante questa legge valga per tutto soltanto alcune aziende riescono a cogliere esattamente il momento esatto in cui è il momento di abbandonare lo sviluppo di un prodotto ad esempio e concentrarsi sulla creazione ed il lancio di uno nuovo.

1 – Non stai mollando ma guadagnando

Se ci pensate i parallelismi tra questa legge e la vita di tutti i giorni sono tantissimi e l’insegnamento che traiamo ogni volta è sempre uno: bisogna imparare ad abbandonare qualcosa che ha raggiunto la sua massima espansione per investire le energie residue su qualcosa di nuovo da creare.

Niente può funzionare efficacemente nel tempo senza una modifica ed una riprogettazione.

Tutte le attività diventano obsolete.

Se vuoi essere un leader, ed in particolare un leader di te stesso, devi assimilare che se non impari ad abbandonare in tempo tutto ciò che ha già ragiunto il massimo potenziale ci penseranno gli eventi e la vita stessa a fartelo notare, ma in quel caso sarai già in ritardo.

L’errore più grande che si può fare in questi casi è pensare che tutto ciò significhi mollare e non cavalcare l’onda del successo costruito con tanta fatica.

Prova a pensare però a quanti aspetti della vita quotidiana si declinano perfettamente con quanto detto:

  1. Investire in un progetto richiederà delle modifiche nel tempo se vorrai rimanere aggiornato con le esigenze del mercato e non vederlo morire.
  2. Una relazione con una persona richiederà di doverti adattare a quella persona e viceversa se lo scopo è quello di conviverci e questo necessita dei cambiamenti.
  3. Un posto di lavoro non è detto che sia destinato a durare per 30 anni senza mutamenti poichè l’azienda stessa se non sarà in grado di riqualificarsi verrà spazzata via dal mercato.
  4. Nello sport vincere non basterà mai per sempre, bisognerà sempre migliorarsi e quindi modificarsi se si vuole continuare a vincere in maniera duratura.

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La lista potrebbe proseguire ancora ma lascio che sia tu stesso a riflettere su questi passaggi per capire ancora di più come oggi più che mai sia chiaro che il cambiamento non è un atto di imposizione ma una necessità per la nostra crescita ed il nostro benessere.

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2 – Fisica e Sociologia ci mettono in guardia

Antoine-Laurent de Lavoisier – chimico, biologo, filoso ed economista francese del ‘700 – nel suo postulato più celebre enuncia: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Non c’è frase più emblematica della legge della conservazione di massa per sintetizzare la ciclicità, che sia in ambito economico, fisico, sociale, lavorativo, umano, spirituale o della vita stessa.

Per chi invece trova ispirazioni dagli studi sociologici sale in cattedra Everett Rogers – teorico e sociologo della comunicazione americano del ‘900 – con la sua famosa teoria della “Curva di adozione“.

Questa curva descrive il comportamento degli utilizzatori delle innovazioni. Per innovazioni Rogers intende la misura in cui un individuo adotta le nuove idee prima degli altri membri del sistema sociale a cui appartengono.

Le categorie che descrive sono 5:

  1. Innovatori
  2. Consumatori precoci
  3. Maggioranza iniziale
  4. Maggioranza tardiva
  5. Ritardatari

Questa curva vale per qualsiasi prodotto sul mercato, qualsiasi progetto, qualsiasi iniziativa.

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3 – Abbandonare efficacemente

Affezionarsi è un atteggiamento tipicamente umano che non necessariamente è un male, ma bisogna farlo con consapevolezza, poichè esistono momenti in cui resistere al rinnovamento, all’innovazione, al progresso può essere deleterio.

Ci sono sostanzialmente 3 segnali di allarme da dover prendere in considerazione per capire quando è il momento giusto per abbandonare in modo efficace:

  1. Declino palese: Se avete la certezza, magari anche statistica se si tratta di un progetto o di un attività lavorativa, che siete in fase di declino e che questo declino non può essere evitato con nessuna manovra allora non disperdere energie a vuoto ma concentratevi su come potete reinventarvi.
  2. Costi ammortizzati: Se l’unica argomentazione per cui state procastinando è che avete ormai investito troppo per potervi ritirare, nonostante le previsioni non lascino ben sperare, allora è il momento di prendere una forte decisione sul momento ma proficua per il futuro.
  3. Il vecchio sovrasta il nuovo: Se vi rendete conto che state investendo, pur di tenere in vita, tantissimo in termini economici, di tempo, di energie fisiche e mentali in qualcosa e questo limita invece ciò che potreste fare di nuovo poichè investite tutte le vostre risorse sul “vecchio” perchè magari affezionati o legati dal punto di vista emotivo o di orgoglio, quello è il momento di prendere consapevolezza ed abbandonare il tutto a favore del “nuovo”.

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F.

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